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Rivista bollate1

 

VISITA AL CARCERE DI BOLLATE, 18/4/2024

Nella giornata del 18 aprile la scuola ha organizzato una visita al carcere sperimentale di Bollate a Milano, a cui hanno partecipato le classi 5^A e 5^G, con i professori Raffaele Scarcella e Raffaella Bruschi.carcere bollate

Si definisce “sperimentale” in quanto, secondo l’art. 27 della Costituzione, il carcere dovrebbe avere una funzione rieducativa, funzione che però sembra caratterizzare pochi istituti penitenziari italiani; ragion per cui nel 2000 è stato aperto questo penitenziario che sperimenta come dovrebbe essere un carcere “riabilitativo”.

In tarda mattinata siamo arrivati all’istituto penitenziario di Bollate e siamo stati accolti nella sala d'attesa da un educatore che ci ha spiegato la storia del carcere e anche molte curiosità storiche su tutte le carceri italiane; ci ha inoltre illustrato la struttura di Bollate, sottolineando come sia un complesso talmente grande da “risiedere” su tre comuni.

In seguito l’educatore ci ha affidati ad un detenuto che ci ha guidati all’interno del carcere, illustrandoci ogni ambiente, facendoci parlare con le persone ospitate, spiegandoci le attività svolte, accompagnandoci in un contesto in cui tutti, non solo noi, si muovevano liberamente.

La nostra guida ci ha poi condotti in biblioteca dove abbiamo incontrato Vittorio, Andrea e Dino, tre detenuti che ci hanno condiviso le loro storie personali e il loro percorso di criminalità e ci hanno reso partecipi dei loro sentimenti e delle loro aspettative.

Successivamente abbiamo visitato altri luoghi significativi del carcere, come il teatro, il call centre (nel quale lavorano circa 200 detenuti), gli spazi aperti e altri settori dove si svolge la vita comune.

Infine il reparto femminile, nel quale sono presenti circa 125 detenute, rispetto ai 1300 ospiti maschi; del reparto femminile abbiamo visitato la sala di sartoria, nella quale vengono svolti corsi e attività artigianali, anche su commesse esterne. Anche qui abbiamo incontrato alcune detenute che ci hanno raccontato della loro vita e della loro esperienza in carcere.

Prima di questa visita avevamo svolto in classe alcune attività di “preparazione”, in modo da capire meglio cosa stia alla base dell'ordinamento carcerario. Dopo aver fatto un'introduzione generale del sistema delle pene, abbiamo analizzato alcune disposizioni dell'ordinamento carcerario per cercare di comprenderne la struttura e, soprattutto, i principi ispiratori.

Da questa esperienza abbiamo colto molti aspetti positivi; in particolare ci ha colpito il fatto che all’interno si trovi un’impresa vera e propria che opera su incarico di aziende esterne e in cui sono impiegati oltre 200 detenuti i quali lavorano con regolare contratto, ottengono uno stipendio mensile, tredicesima e quattordicesima incluse, grazie al quale possono sostenere le proprie famiglie oltre a pagare le spese di detenzione a loro carico. Pensiamo che questa scelta, molto innovativa per un carcere, sia di fondamentale importanza per far in modo che il principio rieducativo delle carceri sia attuato pienamente. Grazie a questa infatti i detenuti non perdono completamente il senso della routine della vita quotidiana, estraniandosi in un mondo che non è quello reale.

Rivista bollateOltre a questo i detenuti praticano sport e svolgono attività creative, come arte, musica e teatro: all’interno della struttura infatti si trova una sala in cui si tengono concerti e spettacoli. Altro aspetto che ci ha colpito è il fatto che il carcere avesse ben due riviste stilate e pubblicate dagli stessi carcerati.

Il carcere di Bollate sembra sia l’unico ad avere tutte questa possibilità, che fanno della pena uno strumento non di afflizione, ma di promozione della rieducazione dei detenuti in vista della loro reintegrazione nella società.

Grazie a tutte queste iniziative a Bollate la percentuale di recidiva del reato è pari al 20%, mentre nel resto delle carceri d’Italia è circa 80%.

Una considerazione conclusiva: ci ha colpito la maggiore apertura degli uomini nel raccontare la loro storia rispetto alle donne. Queste, infatti, vedevano la realtà del carcere più come una punizione che un modo per essere reintegrate all'interno della società, aspetto che dovrebbe prevalere.

L’attività svolta presso Bollate è stata un'esperienza formativa molto significativa che ci ha fatto riflettere sulla realtà dietro le mura del carcere, mostrandoci la comunità carceraria come una micro-società dentro la società: infatti al suo interno sono presenti posti di lavoro, teatro/cinema, una libreria, laboratori creativi e aule scolastiche… Per concludere pensiamo che questo sistema carcerario debba essere adottato all'interno di tutti gli altri istituti presenti sul territorio italiano in quanto viene data importanza al carcerato come persona, ai suoi obiettivi e sogni e non viene discriminato per il reato che ha commesso.

ANNOTAZIONE DOCENTI. Questa esperienza, che rientra nei progetti di Educazione civica della nostra scuola, è stata resa possibile grazie alla collaborazione del nostro collega Raffaele Tummolo, all’interesse manifestato dai nostri studenti e dalle loro famiglie, alla disponibilità degli operatori dell’istituzione carceraria, alla sensibilità dimostrata dagli ospiti dell’istituto.

Ringraziamo tutti per averci consentito di accendere un piccolo riflettore su una comunità di persone “dimenticate”, la Minoranza delle minoranze, che vive ai margini della nostra società di cui, pure, fa parte. Una solitudine pericolosa, come confermato anche da recenti avvenimenti di cronaca, che riesce a nascondere le violenze più efferate ma in cui riescono fiorire semi di speranza e fiducia nel futuro.

Ringraziamo quindi le donne, gli uomini e i ragazzi che abbiamo incontrato in carcere, che ci hanno aperto le loro vite e che sono riusciti a farci capire che, anche da dietro muri, si può guardare lontano e costruire ... oltre le mura.

I docenti Raffaella Bruschi e Raffaele Scarcella

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